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MADE IN ITALY 2
È singolare quanto accade. Da una parte abbiamo un manipolo di Italici eroi che insiste a sbandierare (mai più azzeccato termine) il nostro Made in Italy, brandendolo come un blasone, dall’altra invece una squadra di reazionari che cela o non rivela entusiasticamente la propria identità nazionale, per non sentirsi deriso.
È ovvio che parliamo di aziende che hanno gran parte dei loro affari all’estero.
Ora facciamo un passo indietro, era il marzo del 2013, una precedente news recitava:
… Ma non eravamo Noi quelli che sono riusciti a fare della qualità per pochi un business globale, distribuendo in tutto il mondo la nostra moda, il nostro design, il nostro gusto tutto Italiano?...
A cosa è servito tutto questo? Oggi possiamo dire che la partita a Monopoli che stiamo giocando è più chiara ma, ahi noi, ha preso una brutta piega.
Noi eravamo felici occupanti di lussuosi vani in Viale dei Giardini e in parco della Vittoria (viola) e non ci curavamo certo del piccolo proprietario di Vicolo Corto o di Vicolo Stretto (fucsia). Semplicemente, attendevamo un malcapitato sui nostri alberghi, che quasi quasi era felice di pagare i nostri esorbitanti affitti.
Oggi i proprietari di Vicolo Corto, dopo aver messo in atto una campagna di distruzione mediatica (aiutati anche da noi stessi, bisogna dirlo), si stanno comprando quello che resta dei nostri alberghi, delle nostre case e delle nostre proprietà. Il teorema è semplice direbbe Gekko in Wall Strett. Distruggere la reputazione, abbattere il valore nominale ed acquisirne le quote. Quante aziende italiane sono andate in mano agli stranieri ultimamente? Sarà un caso o un progetto ben definito che sta portando a termine la sua bieca strategia?
Ma davvero siamo preda di un manipolo di Lupi internazionali, che ha il potere di agire su leve così forti e profonde solo per l’unico scopo di accumulare soldi e potere? Forse. Vi siete ma domandati come mai la sequenza delle notizie fra telegiornali è la medesima per tutti, a prescindere dalla rete emittente? Come dire una grande regia alle spalle di tutto? Ma a chi è riconducibile la proprietà delle agenzie di stampa?
Oggi si parla di reputazione aziendale e per ottenere la Nostra, il nostro “Made in Italy”, siamo partiti proprio dalle mani, dal lavoro artigiano. È questo che ci ha portato qui: un paesino nel Mediterraneo Leader nel mondo, con un Pil esagerato. Quindi chi volesse provare a copiarci, o volesse cercare di fare quello per cui siamo diventati famosi, che faccia bene i suoi conti, perché senza una base artigiana di sana manualità di cuore e di passione, radice del nostro lavoro, tutto ciò non sarà mai possibile. Comprate pure le nostre aziende, non comprerete mai il nostro guizzo d’ingegno. Almeno spero.
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Scritta il 29 Jul 2013