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La Spezzatura
Ci sono doti innate che vanno oltre l’educazione, il buon gusto o l’intelligenza. Una di queste è la Spezzatura.
Da un codice araldico, risalente addirittura al 1528, la definizione: regola universalissima. Ancora oggi, pur avendone capito il senso, stento a spiegarlo ad altri tanto è impalpabile il significato. Sostanzialmente consiste nel modo di fare e di muoversi, come se anche le cose più difficili fossero naturali. Un capitolo a parte nel libro, ormai scordato, delle buone maniere. Quell’incedere elegante di chi è colto di sorpresa con il pigiama addosso.
Una delle doti che fu riconosciuta universalmente a Gianni Agnelli ad esempio, a Vittorio de Sica, a Jacqueline Kennedy, a Audrey Hepburn.
Personalmente mi piacciono le auto inglesi per la foggia non esuberante ma sinuosa.
Mi piace il vintage ricercato, perché ritengo che esistano forme e oggetti senza tempo, belli per esser usati o indossati per il personale gusto di possederli.
Un po’ di Spezzatura la possediamo tutti in quanto Italiani.
Nonostante l’imbarbarimento dei nostri tempi, Noi Italiani siamo abituati al bello, all’eleganza e alle cose preziose da usare tutti i giorni. Una certa Spezzatura ci viene riconosciuta anche all’estero: solo noi Italiani sappiamo indossare un paio di jeans con una camicia bianca e un doppiopetto blu così elegantemente, e con quale leggerezza indossiamo un maglioncino sulle spalle, per non parlare del passo delle donne italiane, come recitava una bellissima canzone di Ivano Fossati “le ragazze di Milano han quel passo di pianura che è bello da incontrare, che è bello da ricordare...”
Il galantuomo, o l’uomo di Spezzatura, non è difficile da individuare: lo si riconosce nelle code all’aeroporto o semplicemente in posta; al buffet dell’inaugurazione dello showroom di moda, ma anche alla sagra delle castagne.
Il galantuomo non si ingozza di olive ascolane, non riempie il piatto come se dovesse alimentare la prole nel nido, non si scorda del tovagliolo che poi userà sicuramente, e non scavalca la fila scusandosi, affermando: “Prendo solo una cosa, un attimino…”.
Il galantuomo non batte le dita sul Rolex Vintage per far notare il recente acquisto, lo possiede e basta.
Siamo Italiani e siamo capaci di farci riconoscere nel bene e nel male. Siamo immersi in un contesto culturale eccellente al quale siamo talmente abituati che ce ne scordiamo. Facciamo tendenza nel mondo con i nostri prodotti alimentari, automobilistici, per non parlare della moda.
Ma dove vuole arrivare questo qui, Vi starete chiedendo?! Arrivo al punto.
Siamo stati così bravi da diventare esempio virtuoso per tante e tante cose, che non voglio nemmeno elencare tanto sono orgoglioso di essere Italiano. Abbiamo una terra piena di eccellenze culturali storiche e ambientali: visito Roma e mi innamoro del suo modo di vivere, passo da Firenze e adoro il glamour che si respira per la strada, arrivo a Milano e scopro una metropoli sempre un passo più avanti, rientro a Udine e godo della città a misura d’uomo.
Apparteniamo a un popolo che ha fatto dell’ingegno (nel bene e nel male) una delle sue prerogative.
Creiamo, inventiamo, costruiamo. Ma possibile che non siamo più capaci di essere quegli Italiani senza dover ricorrere a trucchetti? Senza dover barare?
Dovremmo cominciare singolarmente a riportare la soglia minima al punto ZERO (e parlo di quello professionale e politico), a riportare tutto a un livello accettabile. Non tutto è lecito, non tutto è autorizzato dal profitto. Si può fare profitto anche senza prevaricare gli altri. Dalla comunicazione fasulla e imbrogliona, ai falsi eroi e alle false star, è troppo facile non pagare una ricevuta bancaria senza incorrere in un nulla di fatto, è troppo facile fare un ordine senza avere le risorse per poterlo onorare una volta acquisito, è troppo facile organizzare una trappola sindacale ai danni di un imprenditore che “tanto i soldi li ha”. E’ tutto troppo facile, troppo oltre.
C’è bisogno di avere rispetto per le persone e un po’ di buon senso, in una parola, di Responsabilità Sociale.
Dallo scontrino del caffè in su, possiamo tutti noi dare il buon esempio.
Svolgere la nostra attività con la Spezzatura del galantuomo, senza pensare che il prossimo sia terra di conquista da “mordi e fuggi”.
Onesti, disinteressati, ironici, garbati…questi sono aggettivi che piacciono a Me, altri aggettivi scriveteli Voi sulla bacheca di ZERO.
Scritta il 23 Oct 2012