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Intelligenza artificiale
Ho letto un articolo estremamente interessante sull’intelligenza artificiale.
Ne ho tratto delle conclusioni che vorrei condividere.
Siamo di fronte a un fenomeno abbastanza diffuso: il moltiplicarsi delle funzioni, degli oggetti di uso comune.
Pensiamo alla differenza fra un oggetto creato negli anni '60 ed uno creato oggi, che ne so, un martello pneumatico e un tablet.
Il martello pneumatico ha una funzione ben precisa: scalfisce l’asfalto, smantella il porfido, perfora il cemento.
Fa una cosa sola, e la fa bene. D'altronde, chi non possiede un martello pneumatico?
Il tablet fa duemila milioni di cose: si connette con tutto il mondo, videochiama, ti fa giocare, ci leggi un libro, ti dà l’oroscopo e, fondamentale, misura in gradi la circonferenza sferica del cavolfiore, in cirillico.
Non ho ancora ceduto all’acquisto di un tablet, perché sto combattendo una guerra psicologica con il mio Direttore di banca per una questione di principio: con quello che ho pagato di oneri finanziari, devo sfruttare al massimo l’agendafintapelleomaggio pagata salatissima alla mia Banca, e sostengo con forza che dovrebbero esser loro a regalarmene uno.
Ma la riflessione è la seguente: la corsa verso questa multi funzionalità, verso l’intelligenza artificiale ci sta portando vantaggi? Sì, certo, ma a che costo? Tutte le funzioni che una volta svolgevamo con la matita e un quaderno, adesso quasi sempre sono demandate al tablet, al pc, al telefonino (non si chiama più telefonino, ma smartphone, somaro!). Non sarà mica questo che ci fa sragionare? Che abitua la nostra mente ad impigrirsi, in questa sorta di esistenza on demand, perennemente in outsourcing (per dirla con la terminologia adatta, che odio)?
Amo e utilizzo la tecnologia, ma cerco di tenere allenato il cervello pensando. E leggendo.
Due dati: è previsto che nel 2015 l’intelligenza artificiale supererà in velocità quella del topo.
Nulla di grave, direte Voi. Sì, ma è previsto anche che nel 2045 supererà la capacità di tutti i cervelli umani collegati fra loro. Stiamo demandando anche il pensiero?
Non è che ci stiamo dimenticando che le intuizioni non sono solo il frutto dell’incrocio di dati combinati fra loro, ma anche frutto di creatività, intuizione geniale e fantasia? (e a volte anche un po’ di fattore C...)
I dati, come al solito, vanno interpretati e se a farlo sarà un quadratino di silicio, non sono certo che riuscirà in quel guizzo, in quel lampo di genio che ha contraddistinto scelte, invenzioni e creazioni degli anni passati.
Non vedremo più il lampo della genialità negli occhi del creativo?
Quel sorrisetto infame di chi ha la soluzione in tasca, sparirà dalle nostre riunioni?
Lampeggerà solamente un led? Dovrò semplicemente clikkare “Mi piace”?
Beh, mi “spiace” ma non ci sto, io sapevo molto bene, e saprei ancora, chiedere ad una ragazza se vuole uscire con me, anzi se vuole diventare la mia ragazza, e non ho bisogno del T9 come risulta dalle ultime indagini.
Ogni tanto fa bene bere un bicchiere e leggere un libro. (esempio di sinergia applicata)
Resto della stessa filosofia di mia zia Nina (buon’anima), titolare di una sperduta osteria con cucina a Cavanella Po: “Meglio una matita corta che una memoria lunga”.
Meditate gente, meditate. (Renzo Arbore anni ‘70)
Scritta il 10 May 2012